Angelo della Pace

L’Angelo della Pace

In Angelo della Pace, Lamagna propone una visione serena e allo stesso tempo carica di tensione interiore. L’angelo appare come figura che non ha bisogno di slanci drammatici: la sua presenza è quieta, ma intensa, radicata nel simbolo della pace più che nel gesto del volo o della lotta.

Le superfici del bronzo, con la loro texture materica ben visibile, suggeriscono la storia, le cicatrici del tempo, ma anche la guarigione. Le linee del corpo sono fluide, più dolci rispetto ad altre sue opere più tormentate, ridotte all’essenziale ma non spoglie: ogni curva, ogni piega conferisce un’eleganza discreta.

L’angelo non appare sospeso in un gesto di eroismo, bensì immanente: un custode silenzioso, ma presente. I dettagli – forse la posa degli arti, la posizione delle ali, l’espressione – comunicano un invito alla calma, alla riconciliazione, al dialogo. È un simbolo di pace che non ignora le ferite, ma le accoglie, le integra, le trasforma in un’armonia che non è assenza di conflitto, bensì superamento del conflitto.

Un angelo quieto e solenne, custode silenzioso che porta in sé le cicatrici del tempo e la promessa di riconciliazione. La materia diventa simbolo di un’armonia conquistata, pace che nasce dall’accoglienza e dal superamento del conflitto.

Titolo operaAngelo della PaceLuogoSede del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Roma (Italia)MaterialeLastre di rame e bronzo saldateShare
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