Bacco

In questa interpretazione moderna del dio del vino, Ernesto Lamagna abbandona la retorica della mitologia classica per restituire a Bacco la sua essenza terrena, sensuale e ironica. La figura, distesa e immersa in una vegetazione scura e vibrante, solleva un calice verso la luce: il gesto, solenne e quotidiano insieme, celebra la vita nella sua fisicità, ma anche la sua precarietà.

Lamagna usa la materia pittorica con un linguaggio scultoreo, quasi a modellare la carne con il colore. Le pennellate sono dense, taglienti, percorse da segni che incidono la superficie come tracce di movimento e desiderio. La figura, corpulenta e vulnerabile, non è idealizzata: è umana, esposta, parte della natura stessa che la avvolge.

Il volto, dai tratti rosati e quasi infantili, contrasta con la potenza carnale del corpo, generando una tensione tra innocenza e voluttà. I grappoli d’uva e la coppa sollevata diventano emblemi di un rito antico e universale: l’ebbrezza come forma di conoscenza, l’abbandono come ritorno alla materia.

Con Bacco, Lamagna riprende il mito per interrogarlo dall’interno, trasformando il dio pagano in figura di umanità e introspezione. Il colore — dalle gamme fredde dei fondi alle luci calde della pelle — costruisce un dialogo tra euforia e malinconia, tra sacro e profano, cifra costante della poetica dell’artista.

Figura mitologica reinterpretata in chiave umana e ironica. Disteso tra grappoli d’uva, Bacco solleva il calice come gesto di vita e consapevolezza. Lamagna unisce sensualità e introspezione in una pittura corposa, vibrante, dove il mito diventa specchio dell’uomo e della sua fragilità vitale.

Titolo operaBaccoTecnicaOlio su telaCollezioneElio NaccarutoShare
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