Con “Bue squartato” Lamagna si confronta apertamente con uno dei soggetti più carichi di storia nella pittura occidentale: la carcassa animale appesa, tema che da Rembrandt a Soutine, da Bacon a Chaïm Soutine stesso — che ne fece ossessione pittorica ricorrente — ha attraversato secoli di ricerca sulla materialità della carne, sulla violenza insita nel nutrimento, sulla vicinanza terribile tra il corpo animale squartato e quello umano sofferente. L’esecuzione ad acrilico e olio su tela permette all’artista di costruire una superficie densa e stratificata, dove il colore steso a spatolate ampie e materiche si accumula in rilievi fisici che imitano quasi la consistenza grumosa e fibrosa della carne stessa.
La composizione, con la carcassa aperta e divisa a metà lungo la colonna vertebrale, appesa per le zampe posteriori a un gancio che si staglia contro l’oscurità del fondo, riprende l’iconografia classica del bue squartato tanto cara alla tradizione fiamminga e a quella di Rembrandt, ma la traduce in un cromatismo ancora più acceso e violento: il rosso, dominante e denso, non si limita a descrivere la carne esposta ma invade l’intera atmosfera del dipinto, colando lungo i margini della tela in gocce e strisciate che sembrano fuoriuscire dalla superficie pittorica stessa, quasi a rendere il colore complice diretto della violenza rappresentata piuttosto che semplice descrizione ottica di essa.
Il trattamento della carne, costruito per masse cromatiche che alternano il bruno-rossastro del muscolo esposto a schiarite bianco-giallastre che ne indicano il grasso e i tessuti connettivi, restituisce con notevole efficacia materica la fisicità della carcassa, mentre le costole appena visibili al centro della composizione, rese con un tratto più definito rispetto alla materia circostante, introducono un elemento di struttura ossea che ancora l’immagine a una precisione quasi anatomica, memore della grande tradizione degli studi di macelleria come soggetto di indagine pittorica sul corpo.
Il fondo, diviso tra zone di nero quasi assoluto e ampie campiture di rosso vivo che si accendono soprattutto nella parte superiore e in quella inferiore della composizione, costruisce un’atmosfera che eccede la semplice ambientazione realistica del macello per assumere una dimensione quasi rituale, sacrificale — non dissimile, nella sua carica simbolica, da altre opere dell’artista che affrontano il tema del corpo sofferente e sospeso, dalle crocifissioni alle figure clownesche appese o cavalcanti.

