Questo busto scultoreo di Romeo, controparte naturale del già esaminato ritratto di Giulietta e realizzato con la medesima tecnica di assemblaggio metallico per la capigliatura, conferma quella soluzione tecnica originale — le sottili strisce dorate piegate e avvolte a costruire il volume dei capelli senza ricorrere alla modellazione plastica tradizionale — che Lamagna dimostra qui in una declinazione ulteriore: se in Giulietta le strisce cadevano disordinatamente a velare il volto in ciocche fluenti, qui si arricciano in una fitta serie di boccoli a spirale che incoronano il capo con un effetto quasi barocco di esuberanza vitale, coerente con l’immagine tradizionale del giovane amante shakespeariano, impetuoso e appassionato.
Il volto, modellato con un realismo più marcato rispetto a molte altre teste dell’artista, restituisce tratti maschili pienamente definiti: le rughe sulla fronte, gli occhi profondamente incassati nelle orbite scure, il naso pronunciato, la barba resa attraverso brevi incisioni parallele che ne suggeriscono la consistenza ricciuta, costruiscono un’immagine di virilità matura più che di adolescenza innamorata — una scelta che si discosta dalla convenzionale rappresentazione di Romeo come giovanissimo, per restituire piuttosto l’intensità e la gravità di un carattere già formato, già capace della determinazione tragica che la vicenda shakespeariana richiede.
La bocca, socchiusa in un’espressione che sospende tra il parlare e il trattenere un sospiro, mantiene quella stessa qualità di sospensione emotiva già osservata nel volto di Giulietta, come se i due busti, pur nella diversità del trattamento della capigliatura e nella diversa età apparente dei volti, condividessero un medesimo istante di rapimento — il momento dell’incontro, del riconoscimento reciproco, sospeso prima ancora che la tragedia si compia.
Concepiti evidentemente come coppia — i due giovani amanti più celebri della letteratura occidentale, resi attraverso la medesima cifra tecnica e materica — questi due busti dialogano a distanza in un dittico scultoreo che affida alla capigliatura, più che al volto, il compito di esprimere il temperamento distinto di ciascun personaggio: fluente e velata quella di Giulietta, vorticosa e vigorosa quella di Romeo, entrambe egualmente dorate, egualmente sospese nello stesso buio senza tempo che le isola e le custodisce.

