Circense Giocoliere

“Circense giocoliere” introduce nella galleria clownesca di Lamagna una variante iconografica inedita, memore della tradizione del mimo bianco più che del clown da circo tradizionale: la casacca a righe bianche e blu, il cilindro nero anziché il consueto berretto a punta rosso, rimandano esplicitamente alla figura di Pierrot e alla sua discendenza novecentesca, portando l’opera in dialogo con un immaginario più letterario e teatrale rispetto alla matrice più popolare e circense delle altre tele della serie.

Il gesto della giocoleria, dichiarato dal titolo e alluso dalle tre sfere dorate sospese nello spazio scuro alla sinistra della composizione, resta tuttavia sospeso in un’ambiguità che è cifra costante della poetica di Lamagna: le sfere non sono colte nell’atto dinamico del lancio, ma fluttuano immobili, quasi fossero già cadute o non ancora raccolte, in una staticità che contraddice l’essenza stessa del gioco di destrezza. Le mani del pagliaccio, atteggiate in un gesto di presa aperta e delicata, sembrano rincorrere qualcosa che è già sfuggito, trasformando l’abilità circense in un’azione mancata, quasi in una metafora dell’inadeguatezza piuttosto che della bravura.

Il filo rosso che riga verticalmente la guancia e la fronte del pagliaccio — sottile, quasi grafico nella sua linearità, ben diverso dal cerchio pieno che compare in altre opere della serie — introduce una nuova declinazione del motivo della lacrima o della ferita: qui è puro segno, quasi una cicatrice o un rivolo di sangue rappreso, che percorre il volto con una linea netta e ininterrotta, mentre la macchia rosa più morbida sullo zigomo mantiene il consueto riferimento al trucco clownesco tradizionale. Questa compresenza di due segni diversi — il tratto lineare e la macchia tonda — arricchisce il volto di una doppia connotazione, tra il trucco scenico e il segno del dolore reale.

Il fazzoletto rosso annodato al collo, unica concessione cromatica accesa in un impianto altrimenti dominato da bruni, neri e dal bianco-blu della casacca, funziona come richiamo, per quanto attenuato, al vocabolario cromatico dominante nel resto della serie, garantendo continuità visiva pur nella variazione iconografica.

Quest’opera di Ernesto Lamagna presenta un giocoliere inquietante immerso in un’atmosfera crepuscolare. Il volto pallido, quasi spettrale, è caratterizzato da guance rosate e un’espressione malinconica che contrasta con l’iconografia tradizionale del clown allegro.

Leave a comment

Go to Top