Con Ecce Mater Dulcissima, Ernesto Lamagna affronta uno dei temi più delicati e intensi della sua poetica: la dignità della fragilità. L’immagine rappresenta una figura femminile seduta su una sedia a rotelle, resa con un tratto essenziale e materico, che sembra quasi emergere da una coltre di nebbia o memoria. La postura china, raccolta, suggerisce un momento di silenzio profondo, di abbandono o preghiera.
Lamagna rinuncia a ogni pathos descrittivo per raggiungere un lirismo asciutto, spirituale. L’uso del grigio, del bianco e dei bruni ferrosi costruisce una gamma tonale che rimanda al metallo e alla cenere, ma anche alla luce che filtra dalle pieghe della carne e del dolore.
L’artista non rappresenta la disabilità come limite, bensì come rivelazione della condizione umana: la sedia a rotelle diventa trono della resistenza silenziosa, icona di un’umanità che si misura con la propria vulnerabilità.
Il titolo, “Ecce Mater Dulcissima”, evoca un linguaggio liturgico e affettivo insieme: la “dolcissima madre” è figura universale, custode della pietà e della sopportazione. La materia pittorica si fa carezza e ferita, memoria e trascendenza. In questa tela, Lamagna coniuga il senso del sacro con la concretezza della sofferenza, rendendo visibile la bellezza dell’invisibile, la grazia del limite.

