Giovane circense innamorato

“Giovane circense innamorato” introduce nella serie clownesca di Lamagna una variazione emotiva significativa, leggibile fin dalla scelta cromatica: il costume, qui reso in un giallo-verde smorzato punteggiato da un tocco di blu e da un lembo di rosso appena accennato, si allontana dal rosso acceso e materico che domina quasi ovunque nell’iconografia del pagliaccio dell’artista. È una scelta che non pare casuale — il colore, meno incendiario, più terroso e sfumato, accompagna un’espressione del volto altrettanto sottratta alla teatralità: lo sguardo obliquo, rivolto altrove, la bocca socchiusa in un accenno di parola trattenuta, restituiscono l’immagine di un assorto, di chi è distratto da un pensiero interiore piuttosto che proiettato verso lo spettatore o verso un pubblico immaginario.

Il cerchio rosa-rosso sulla guancia, motivo ricorrente che in altre opere della serie si carica di ambiguità — trucco, ferita, orbita vuota — qui si fa più tenue, quasi acquerellato, e sembra alludere più a un rossore, a un arrossire, che a un segno di trucco scenico: un’interpretazione che il titolo, con il suo riferimento esplicito all’innamoramento, sembra confermare e persino richiedere. Anche il trattamento pittorico del volto, costruito per velature morbide di blu, bianco e ocra piuttosto che per l’impasto materico e grumoso di altre tele, contribuisce a questa atmosfera più sospesa e interiore: la pennellata si fa carezza più che ferita.

Lo sfondo, un bruno-rosso screziato attraversato da un lembo di rosso più acceso in alto — reminiscenza, forse, del consueto berretto a punta ridotto qui a semplice presenza cromatica sul limite superiore della composizione — mantiene comunque un legame, per quanto allentato, con il vocabolario visivo dell’intera serie. Ne risulta un’opera che, pur condividendo con le altre incarnazioni del pagliaccio lamagnano l’attenzione alla vita interiore nascosta sotto la maschera sociale, sposta il registro dalla sofferenza e dalla vecchiaia verso una dimensione più giovane, più vulnerabile nel senso del batticuore piuttosto che del dolore — un pagliaccio colto non nell’atto di recitare o di soffrire, ma in quello, più intimo e universale, di innamorarsi.

Ernesto Lamagna sviluppa una ricerca artistica che si colloca nel solco della tradizione contemporanea italiana, caratterizzata da un’attenzione particolare al rapporto tra concezione e realizzazione. L’opera manifesta quella tensione verso l’essenziale che contraddistingue la sua produzione, dove ogni elemento formale assume valore strutturale all’interno di un sistema compositivo rigoroso. La superficie diventa luogo di sedimentazione di pensiero e materia, spazio in cui l’artista deposita stratificazioni di senso attraverso un processo che privilegia la sottrazione rispetto all’accumulo. Il lavoro di Lamagna rifugge la retorica per concentrarsi sulla sostanza, sulla verità dei materiali e sulla sincerità del gesto creativo.

L’inserimento nel contesto dell’arte contemporanea italiana colloca Lamagna in dialogo con quelle ricerche che hanno fatto della riflessione sul linguaggio artistico il proprio campo d’azione privilegiato. L’opera testimonia un’attenzione alla tradizione che non si traduce in ripetizione ma in reinterpretazione critica, capace di attualizzare istanze storiche attraverso una sensibilità contemporanea. La sua pratica dimostra come sia possibile mantenere un legame con la memoria artistica italiana senza rinunciare alla sperimentazione, costruendo un discorso visivo che parla simultaneamente al presente e alla storia dell’arte.

Un volto giovane si volge di lato, gli occhi persi in un pensiero lontano, il cerchio rosa sulla guancia più delicato che nelle altre incarnazioni clownesche di Lamagna. Il costume, insolitamente giallo e verde anziché rosso, stempera la consueta drammaticità in una tonalità più tenera, quasi sognante — coerente con l’innamoramento dichiarato nel titolo.

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