“Solo fra mille fantasmi” porta a un nuovo grado di elaborazione formale il vocabolario materico che caratterizza l’intera serie clownesca di Lamagna: qui la superficie pittorica, costruita per rilievi e incisioni che ricordano la corteccia o la pelle raggrinzita, si fa quasi bassorilievo, in un’accentuazione della tridimensionalità che avvicina il dipinto alla sensibilità scultorea altrove esplorata dall’artista. Il berretto rosso a punta, reso con listelli di materia sovrapposti che imitano quasi una texture tessile o vegetale, si staglia contro un fondo bruno-nerastro trattato con la stessa ruvidità tattile, in un’uniformità materica che avvolge l’intera composizione in una consistenza quasi geologica.
Il titolo, di rara esplicitezza poetica nel corpus dell’artista, dichiara apertamente il tema della solitudine popolata — un ossimoro che trova traduzione visiva nella presenza fantasmatica che si intravede sullo sfondo destro, una sagoma appena distinguibile dal buio circostante, quasi un secondo volto che si dissolve nella materia pittorica stessa prima ancora di prendere forma compiuta. Questa figura evanescente, né pienamente presente né del tutto assente, incarna con efficacia il paradosso del titolo: il pagliaccio non è mai davvero solo, ma è circondato da presenze che non offrono compagnia, solo memoria, proiezione, eco — fantasmi, appunto, non persone.
Il doppio cerchio che segna la guancia — un contorno rosso e uno bianco, quasi sovrapposti come due tentativi non allineati dello stesso segno — introduce una variazione sul motivo circolare ricorrente nell’iconografia clownesca dell’artista, qui reso con un’incertezza del tratto che pare essa stessa espressiva, come se il trucco scenico fosse stato tracciato e ritracciato, mai fissato in una forma definitiva.
L’opera si distingue per l’uso magistrale della materia pittorica, stratificata in modo da creare una superficie ricca di texture e profondità. Il fondo bruno-grigiastro, applicato con pennellate dense e gestuali, conferisce alla composizione un carattere quasi tattile. Il clown emerge da questa oscurità con il suo volto bianco intensamente illuminato, dipinto con impasti cremosi che creano zone di luce e ombra pronunciate. Il trucco tradizionale del pagliaccio – sopracciglia arcuate, guance arrossate, bocca dipinta – viene reinterpretato in chiave drammatica attraverso una pennellata nervosa e incisiva.
La palette cromatica si concentra sul contrasto tra i toni terrosi dello sfondo e il rosso vibrante degli elementi figurativi. Il cappello conico, realizzato con pennellate direzionali che enfatizzano la forma geometrica, domina la parte superiore della composizione. Il costume rosso, anch’esso dipinto con impasti materici, presenta zone di luce e ombre che suggeriscono il volume del tessuto. Una spirale bianca sulla sinistra aggiunge un elemento decorativo che richiama l’universo circense, mentre un dettaglio striato sul costume introduce una variazione ritmica nella superficie pittorica.

