Questo busto scultoreo, dedicato alla moglie dell’artista già incontrata nel ritratto pittorico “Gina, l’angelo della mia vita”, propone una lettura del medesimo soggetto attraverso il linguaggio materico e tridimensionale che caratterizza gran parte della produzione scultorea di Lamagna. Il volto, modellato con una superficie dorata riccamente lavorata e corrosa, che alterna zone lisce a incrostazioni più dense, mantiene una serenità di espressione e una compostezza dei tratti che si distingue nettamente dal pathos drammatico di molte altre teste scultoree dell’artista: gli occhi socchiusi, la bocca distesa in un accenno di quiete più che di sofferenza, restituiscono un’immagine di pace interiore che dialoga direttamente con la dolcezza già osservata nel ritratto pittorico dello stesso soggetto.
La scelta di sospendere il volto su un sottile stelo verticale, privo di un vero e proprio busto o collo esteso, sottrae la scultura a ogni riferimento anatomico completo per farne quasi un’apparizione, un fiore reciso dal proprio stelo naturale e reimpiantato in un altro — soluzione che ritroviamo, con diverse declinazioni, in altre teste isolate dell’artista, e che qui produce un effetto di levità quasi eterea, coerente con l’appellativo di “angelo” che lo stesso Lamagna aveva riservato alla moglie nel ritratto dipinto.
Con questa scultura, Lamagna dimostra come il proprio linguaggio materico, spesso votato alla rappresentazione della sofferenza, della maschera e della trascendenza, sappia piegarsi con altrettanta efficacia alla dichiarazione affettuosa e privata, trasformando il volto della propria compagna in un’immagine che unisce l’intimità del ritratto alla sospensione quasi sacrale tipica delle sue teste isolate — un omaggio scultoreo che affianca, nel proprio percorso, quello già dedicato alla stessa Gina nella pittura.
Ernesto Lamagna costruisce la propria identità artistica attraverso un’indagine rigorosa sulle possibilità del linguaggio visivo contemporaneo. La sua opera si caratterizza per un approccio metodico alla composizione, dove ogni elemento trova la propria collocazione in un equilibrio studiato tra forma e contenuto. L’artista dimostra una particolare attenzione alla qualità dell’esecuzione, rivelando una tecnica maturata attraverso una pratica costante e una riflessione approfondita sui mezzi espressivi. Il suo lavoro si colloca in quella linea della ricerca italiana che privilegia il dialogo tra tradizione e contemporaneità.
La dimensione materica assume un ruolo centrale nella poetica di Lamagna, che esplora le potenzialità espressive attraverso una gestione consapevole dei mezzi tecnici. L’opera manifesta una tensione tra rigore formale e libertà compositiva, creando un campo visivo dove lo sguardo dell’osservatore viene guidato attraverso relazioni spaziali calibrate. L’artista lavora sulla superficie con sensibilità particolare, costruendo stratificazioni di senso che vanno oltre l’immediata percezione visiva. Ogni scelta formale risponde a una necessità espressiva che affonda le radici in una ricerca personale e coerente.
Il lavoro di Lamagna si inserisce nel dibattito dell’arte contemporanea italiana portando un contributo originale alla riflessione sulle modalità del fare artistico. La sua opera testimonia un impegno costante nella definizione di un linguaggio personale, capace di dialogare con la storia dell’arte senza rinunciare a una visione attuale. L’artista dimostra come sia possibile mantenere un’identità riconoscibile pur confrontandosi con le istanze della contemporaneità, elaborando soluzioni formali che rispondono a una necessità interiore di espressione e comunicazione attraverso il linguaggio dell’arte.

