Questo busto scultoreo dedicato a Giulietta si distingue nettamente, dal punto di vista tecnico, dalla gran parte della produzione in bronzo di Lamagna fin qui esaminata: la capigliatura, costruita non per masse plastiche modellate ma attraverso un assemblaggio di sottili strisce metalliche piegate e sovrapposte, introduce una soluzione formale di grande originalità, capace di restituire il movimento e la leggerezza dei capelli attraverso un procedimento quasi scultoreo-lineare più che plastico — un lavoro che ricorda per tecnica certe soluzioni della oreficeria o della lavorazione a sbalzo, applicate qui su scala scultorea.
Questa cascata di nastri dorati, che ricade disordinatamente sulla fronte fino a velare parzialmente gli occhi e si dirama lateralmente in ciocche che si protendono nello spazio circostante, introduce un dinamismo e una vitalità formale che contrasta efficacemente con la superficie liscia e levigata del volto sottostante, costruito con una modellazione più tradizionale e classicheggiante nei propri volumi. Questo doppio registro tecnico — la precisione morbida del viso contro l’irrequietezza grafica e lineare della chioma — costituisce il nucleo formale più originale dell’opera, e permette all’artista di suggerire il movimento e la mobilità dei capelli senza ricorrere alla loro rappresentazione plastica convenzionale.
Il titolo, che richiama immediatamente la Giulietta shakespeariana, colloca l’opera in un immaginario di giovinezza appassionata e di destino tragico che la posa del volto sembra confermare: la bocca socchiusa, gli occhi parzialmente velati dai capelli che ricadono, restituiscono un’espressione di rapimento emotivo, di assorbimento in un sentimento o in un pensiero che sottrae la figura alla piena presenza nel mondo circostante — coerente con l’immagine della giovane innamorata sospesa tra l’estasi amorosa e il presentimento della propria sorte.

