Il pesce, protagonista assoluto della composizione per dimensione e posizione centrale, è reso con un naturalismo cromatico sorprendente: il blu intenso del dorso, il bianco argenteo del ventre, l’occhio nero e lucido ancora carico di una vitalità residua, restituiscono tutta la freschezza fisica della preda appena portata a riva. Attorno al tonno, l’accumulo di altre creature marine — pesci più piccoli dalle squame rossastre e dorate, un polpo i cui tentacoli si snodano con un dinamismo quasi barocco verso destra, crostacei disposti ai margini della composizione — costruisce un’abbondanza quasi debordante, un trionfo del mare che ricorda per impostazione le nature morte fiamminghe e napoletane del Seicento.
La figura femminile che domina la parte superiore sinistra del dipinto introduce un elemento di scarto rispetto alla pura natura morta: il suo gesto, che solleva un gambero con le dita affusolate in un movimento quasi cerimoniale, e il suo sguardo, rivolto altrove e privo di qualsiasi interesse per l’abbondanza che la circonda, la collocano in una dimensione psicologica separata, quasi estranea alla scena di cui pure fa parte — una malinconia che stona deliberatamente con la vitalità cromatica del bottino marino, e che nel contesto ora dichiaratamente ischitano potrebbe leggersi come nostalgia per un’isola, per una luce, per un tempo che il tramonto stesso già annuncia in dissolvenza.
Il profilo del Castello Aragonese, reso come sagoma scura e compatta contro l’incendio cromatico del cielo, funziona da ancora geografica e temporale precisa. Il rosso del cielo, più vicino a un bagliore di tramonto che a un presagio di incendio, assume qui una valenza più serena e contemplativa, pur mantenendo quella carica emotiva intensa che è cifra costante della tavolozza di Lamagna. L’artista dimostra come il proprio vocabolario iconografico — l’abbondanza ittica, la figura malinconica, il profilo architettonico sullo sfondo — possa adattarsi e radicarsi in un luogo specifico e riconoscibile, trasformando la natura morta in un omaggio insieme paesaggistico e memoriale a uno dei luoghi simbolo del Mediterraneo campano.

