In Maschere, Ernesto Lamagna affronta uno dei nuclei simbolici più forti della sua produzione pittorica: l’ambiguità dell’identità e la teatralità dell’esistenza. L’opera mostra una folla di volti e maschere accostati in primo piano, immersi in una luce calda e drammatica che fa emergere il senso di inquietudine e disorientamento.
I personaggi — realistici e deformati al tempo stesso — sembrano comprimersi nello spazio pittorico, come se fossero costretti a condividere la stessa scena. L’artista lavora sul confine tra persona e personaggio, tra verità e finzione: ogni volto è insieme ritratto e maschera, espressione e difesa, voce e silenzio.
Il colore bruno-ramato e le pennellate dense costruiscono un’atmosfera sospesa, quasi claustrofobica, dove il teatro si fa metafora della condizione umana. L’eco del Carnevale — con la sua alternanza di ironia e malinconia — diventa riflessione sull’identità contemporanea, sulla perdita di autenticità e sulla molteplicità dei ruoli che ciascuno è costretto a indossare.
In questa tela si avverte la formazione plastica di Lamagna: i volumi sono modellati come in una scultura, mentre il chiaroscuro plasma le superfici fino a renderle vive e ambigue. Maschere è un’opera di soglia, dove la pittura diventa atto psicologico e la materia pittorica si fa specchio della psiche collettiva.

