Mater matuta

Il titolo “Mater Matuta” rimanda direttamente a una delle iconografie più antiche e potenti della scultura italica preromana: le celebri statue etrusche in pietra fetida rinvenute a Chianciano Terme, raffiguranti la dea dell’aurora e della maternità nell’atto di allattare o proteggere infanti, spesso in una posa ieratica e frontale che ha attraversato i secoli come archetipo della maternità sacra. Lamagna riprende questa tradizione millenaria e la trasfigura nel proprio linguaggio scultoreo, fondendo l’arcaismo della fonte classica con il vocabolario più personale e contemporaneo della propria ricerca — in particolare quel mondo circense e clownesco che innerva gran parte della sua produzione.

Il corpo della madre, modellato con una superficie bronzea ricca di crepe e fratture volute, di lacerazioni che lasciano intravedere il vuoto interno della fusione, non insegue la levigatezza ideale della statuaria classica ma ne conserva anzi la fragilità della materia, quasi a voler ricordare che anche l’archetipo più sacro e antico porta i segni della consunzione e del tempo. Il volto, sollevato e sereno, con un sorriso appena accennato, mantiene tuttavia una dolcezza che contrasta con la ruvidità della superficie corporea, costruendo quella stessa dialettica tra volto levigato e corpo materico già incontrata in altre sculture dell’artista.

L’elemento più sorprendente e originale della composizione resta l’inserimento della figura clownesca in miniatura, appollaiata sulle spalle della madre come un bambino a cavalluccio, il cappuccio rosso a punta — cifra iconografica ricorrente nell’intera produzione pittorica di Lamagna — che qui migra nella dimensione scultorea e in un contesto compositivo del tutto inedito. Le braccia spalancate della madre, che si prolungano fino alle mani del pagliaccio che regge un bilboquet — antico giocattolo d’equilibrio fatto di un’asta e due sfere, gioco di destrezza e di attesa — creano un asse orizzontale ampio e teatrale, quasi una crocifissione laica della maternità, in cui il gesto materno di allattamento si intreccia con quello ludico e circense del gioco d’equilibrio.

Questa sovrapposizione di registri — il sacro arcaico della Mater Matuta, il ludico-circense del pagliaccio e del bilboquet, il quotidiano dell’allattamento — rivela la capacità di Lamagna di far dialogare fonti apparentemente distanti in un’unica costruzione simbolica coerente: la maternità come atto insieme primordiale e giocoso, sacro e domestico, in cui il gesto di nutrire i figli e quello di intrattenere con un gioco d’equilibrio si rivelano, nella visione dell’artista, espressioni complementari della stessa cura, della stessa attenzione rivolta alla vita che cresce.

L’opera si erge su un basamento scuro che ne accentua la presenza monumentale. La complessità iconografica e la stratificazione dei piani spaziali testimoniano la ricerca di Lamagna nel campo della scultura figurativa contemporanea, dove temi archetipici vengono reinterpretati attraverso un linguaggio plastico personale e una tecnica fusoria di notevole maestria.

Una grande figura materna, il volto sereno quasi arcaico, siede con le braccia spalancate mentre stringe al petto un bambino che beve al suo seno. Sulle sue spalle, cavalcandola come un cavalluccio, un piccolo pagliaccio dal cappuccio rosso a punta brandisce un bilboquet — gioco d’equilibrio antico — completando una composizione che fonde maternità arcaica e iconografia circense in un unico corpo bronzeo. La composizione si sviluppa verticalmente con un intreccio di braccia e figure che creano un ensemble simbolico dalla forte carica narrativa, tipico della ricerca espressiva di Lamagna.

TitoloMater MatutaMaterialeBronzoLuogoRoma, ItaliaShare
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