Minor Taurus

Il titolo “Minor Taurus” — diminutivo latino che potrebbe alludere tanto a un piccolo toro quanto, per estensione ironica o dissacrante, a una versione ridotta o domata del grande archetipo taurino della mitologia mediterranea — introduce fin da subito un’ambiguità concettuale che l’immagine scultorea sviluppa pienamente: il cranio bovino, sollevato come trofeo, non è il corpo minaccioso e vitale del toro nella sua pienezza animale, ma il suo residuo ultimo, l’osso spolpato e bianco che resta dopo che ogni carne, ogni forza, è stata sottratta. E a sollevarlo, si scopre, non è la figura adulta ma un bambino, sorretto a propria volta dalla madre in una composizione a tre elementi che introduce nell’opera una dimensione di trasmissione — quasi di iniziazione — assente in una lettura a due sole figure.

Questo gesto di sollevamento del cranio, affidato alle mani ancora piccole di un bambino, richiama immediatamente l’iconografia tauromachica e insieme quella più ampia del culto del toro nel Mediterraneo antico — dal minotauro cretese ai riti taurobolici del mondo romano — ma qui il momento della lotta o del sacrificio non appartiene alla generazione che lo compie in scena: è un’eredità, un simbolo già acquisito e trasmesso, che il piccolo solleva forse senza comprenderne ancora il peso reale, sostenuto fisicamente dal corpo della madre che lo tiene in equilibrio e insieme lo espone, lo mostra, quasi in un rito di presentazione.

Il corpo femminile, reso con una superficie bronzea densamente lavorata che alterna zone lisce a incrostazioni più ruvide, mantiene una postura di grande frontalità e stabilità, le gambe salde e leggermente divaricate, il bacino pienamente esposto in una nudità che non cerca il pudore ma la dichiarazione di una presenza fisica assoluta — presenza che qui si rivela funzionale non solo alla propria affermazione ma anche, e soprattutto, al sostegno del figlio che porta. Il braccio disteso lateralmente, che nella lettura precedente sembrava cercare un contrappeso puramente formale, assume ora anche un possibile significato di equilibrio condiviso, di stabilità offerta al peso duplice che la figura sostiene.

Questa composizione a tre livelli — la madre che sorregge, il bambino che solleva, il teschio che corona la composizione — costruisce una sorta di genealogia verticale del gesto rituale, in cui il potere o il sapere simbolico rappresentato dal trofeo taurino non appartiene a un singolo eroe ma si tramanda, si costruisce insieme, in un atto che è insieme cura materna e iniziazione del piccolo a un’eredità culturale e simbolica più grande di lui.

Il dialogo tra il corpo umano e l’elemento animale, tra la base terrosa e il metallo lucente, genera una narrazione visiva che esplora temi ancestrali legati alla natura, alla morte e alla trasformazione, tipici della ricerca artistica contemporanea che recupera simbologie archetipiche.

Una figura femminile nuda sorregge un bambino, che a sua volta solleva sopra la testa un teschio di toro, le corna spalancate come un trofeo o un’offerta rituale. Il corpo bronzeo, eretto contro uno sfondo di macerie rosate, costruisce un’immagine di trasmissione generazionale — il rito, o il suo peso simbolico, passato di madre in figlio.

TitoloMinor TaurusTecnicaBronzo fuso a cera persaLuogoRoma, ItaliaShare
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