Ernesto Lamagna presenta una versione scultoria di Pinocchio che si distacca radicalmente dall’iconografia tradizionale, proponendo un’interpretazione modernista del celebre burattino collodiano. L’artista utilizza il metallo come materiale primario, assemblando frammenti geometrici di ferro ossidato che si combinano in una figura antropomorfa stilizzata. La superficie brunita e consumata del materiale conferisce all’opera una patina temporale, suggerendo un percorso di trasformazione e usura che ben si accorda con la narrazione del burattino che diventa bambino.
La costruzione formale dell’opera rivela un approccio cubista alla tridimensionalità, dove piani triangolari e forme angolari si intersecano creando volumi frammentati ma coerenti. La testa appare come un assemblaggio di elementi geometrici con un evidente riferimento al naso appuntito caratteristico del personaggio, mentre il corpo si articola attraverso segmenti metallici che suggeriscono braccia, torso e gambe in una postura dinamica e teatrale. Il cerchio metallico tenuto dalla figura aggiunge un elemento compositivo che crea ritmo visivo e richiama l’universo circense delle marionette.
L’illuminazione studiata su fondo nero esalta la matericità della superficie metallica, rivelando le texture, le saldature e le giunture che testimoniano il processo di assemblaggio. La scultura trasmette un senso di leggerezza paradossale nonostante la pesantezza del materiale, grazie all’equilibrio compositivo e alla postura slanciata del soggetto. L’opera di Lamagna dialoga con la tradizione della scultura italiana del Novecento, reinterpretando un simbolo della cultura popolare attraverso un linguaggio formale contemporaneo che unisce rigore geometrico ed espressività materica.

