Studio della “morte”

Questo studio, eseguito ad acrilico e pastello su cartoncino ed esplicitamente identificato come preparazione per la Porta del Santuario di Bonaria a Cagliari, affronta uno dei temi più antichi e universali dell’iconografia religiosa e insieme secolare — la Morte personificata — attraverso un linguaggio grafico che privilegia l’urgenza del segno preparatorio rispetto alla compiutezza dell’opera finita, in continuità con la pratica dei cartoni già osservata in altri studi dell’artista per committenze sacre, come quelli per la Chiesa Madre di Pantelleria.

Il volto, costruito attraverso un chiaroscuro denso e stratificato che alterna il grigio cenere del fondo a zone di nero più profondo, evita la rappresentazione scheletrica convenzionale della Morte — non il teschio nudo dell’iconografia medievale, non lo scheletro completo già incontrato nel disegno “Morte a cavallo” — per concentrarsi invece su un volto ancora dotato di carne, seppure scarnificata e sofferente, gli zigomi infossati, la pelle tesa sulle ossa, in un’immagine che sembra cogliere il momento del trapasso più che la condizione della morte già compiuta: non lo scheletro che rappresenta la fine, ma il volto nell’atto stesso di attraversare la soglia, ancora capace di esprimere il terrore o l’orrore di quel passaggio attraverso gli occhi sbarrati e la bocca spalancata.

Gli occhi, resi con un piccolo cerchio bianco che ne segna l’iride contro il buio profondo delle orbite, mantengono una vitalità residua e spaventata che contraddice la tradizionale fissità della morte iconografica, mentre la bocca, aperta in un grido reso quasi udibile dalla tensione del disegno, riprende quella stessa iconografia dell’urlo silenzioso già esplorata in altre opere dell’artista — penso a “Circense pazza” — qui applicata non più a una condizione psichica ma a un’apparizione allegorica.

I capelli, tracciati con un segno grafico rapido e mosso che si dirama verso l’alto e verso sinistra come ciocche sollevate da un vento invisibile o come volute di fumo che si disperdono nell’aria, introducono un elemento di movimento che anima la fissità spettrale del volto, mentre le piccole macchie ocra e rossastre disseminate nell’angolo superiore sinistro — dettaglio che ricorda per funzione le analoghe macchie arancioni già osservate nell'”Autoritratto” — potrebbero alludere a tracce di sangue, a schizzi accidentali del processo creativo lasciati volutamente visibili, o a un residuo materico che ancora la figura allegorica a una fisicità concreta e non puramente simbolica.

Le linee bianche che incorniciano il foglio lungo i margini, appena visibili contro il fondo grigio, mantengono quella qualità di documento di lavoro, di studio non ancora del tutto risolto in composizione definitiva, coerente con la funzione preparatoria dichiarata dal titolo: un frammento di pensiero iconografico destinato a confluire nella più ampia e solenne cornice scultorea della porta del santuario.

Studio della “morte” per la Porta del Santuario di Bonaria a Cagliari.

Titolo operaStudio della “morte” per la Porta del Santuario di Bonaria a CagliariTecnicaAcrilico e pastello su cartoncinoShare
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