Angelo barocco

“Angelo Barocco” dichiara fin dal titolo la propria appartenenza dichiarata a un registro stilistico e insieme a una tradizione storica precisa: il barocco, con la sua predilezione per il movimento avvolgente, per il panneggio drammatico, per la torsione del corpo nello spazio come traduzione plastica dell’estasi e del trasporto emotivo. Lamagna, che in altre sculture sacre — “L’angelo della luce”, l'”Angelo” oggetto liturgico già esaminato — aveva già affrontato la figura angelica in chiave scarnificata e contemporanea, qui sceglie invece di abbracciare pienamente quella tradizione di movimento sinuoso e ricco che appartiene ai grandi maestri della scultura barocca, da Bernini in avanti.

Il corpo dell’angelo, ridotto quasi a un unico grumo di materia in torsione, rende difficile distinguere con nettezza gli arti dal panneggio, la carne dalla veste: tutto si fonde in un unico movimento a spirale che avvolge la figura su se stessa, costruendo quell’effetto di dinamismo continuo, di moto perpetuo, che è cifra stilistica distintiva del barocco scultoreo. Le braccia, distese in direzioni opposte — una verso l’alto in un gesto quasi di richiamo celeste, l’altra proiettata orizzontalmente — creano una linea di tensione che attraversa l’intera composizione, mentre la gamba che si protende verso il basso, oltre il limite della massa centrale, accentua ulteriormente la sensazione di un corpo colto in pieno volo, in un istante di sospensione dinamica piuttosto che di quiete.

Il piedistallo di cristallo trasparente su cui la scultura è issata costituisce l’elemento di maggiore originalità concettuale dell’opera: la scelta di un materiale completamente immateriale, limpido, geometricamente puro nella sua forma piramidale, crea un contrasto fortissimo con la densità materica e la complessità plastica della figura bronzea sovrastante. Questo accostamento — la pesantezza scura della carne angelica contro il vuoto trasparente del sostegno — produce un effetto quasi illusionistico, come se l’angelo fosse realmente sospeso a mezz’aria, privo di ogni appoggio visibile, sostenuto solo dalla propria energia interna di volo.

I piccoli fori visibili nel panneggio e nelle ali, elemento tecnico che potrebbe alludere sia a un processo di fusione a cera persa sia a una scelta espressiva deliberata, aggiungono alla superficie bronzea una qualità quasi corrosa, trafitta, che introduce una nota di fragilità fisica dentro l’esuberanza formale barocca — coerente con quella tensione tra magnificenza e vulnerabilità che attraversa l’intera produzione sacra dell’artista.

Con “Angelo Barocco” Lamagna dimostra la propria capacità di misurarsi apertamente con la grande tradizione scultorea storica, non per pura citazione stilistica ma per rivendicare, attraverso il dialogo con quel linguaggio di movimento e di pathos, la stessa urgenza espressiva che anima le sue interpretazioni più personali e contemporanee del sacro: l’angelo barocco, sospeso sul cristallo vuoto, rimane una figura di trasporto e di slancio che nulla, nemmeno l’assenza di un supporto materiale visibile, riesce a trattenere.

Quest’opera si presenta come una celebrazione del movimento e della gestualità corporea. La tecnica di fusione evidenzia una particolare attenzione alla texture superficiale, con irregolarità, porosità e stratificazioni che conferiscono alla scultura un carattere materico vibrante. I vuoti assumono importanza pari ai pieni: le aperture che traforano il corpo scultoreo, visibili nella zona dorsale, trasformano l’opera in una struttura aperta che ingloba lo spazio circostante. Questa compenetrazione tra massa e vuoto genera un ritmo plastico complesso, dove la luce gioca un ruolo fondamentale, creando ombre portate e zone di contrasto che accentuano la tridimensionalità. Il basamento piramidale in materiale trasparente costituisce una scelta espositiva significativa, poiché smaterializza il supporto e amplifica la sensazione di sospensione antigravitazionale della figura.

Un piccolo angelo bronzeo si slancia in un volo dinamico e avvolto su se stesso, il mantello che si gonfia in pieghe drammatiche mentre le braccia si allargano in gesti opposti. Issato sulla punta di un obelisco di cristallo trasparente, il corpo scuro e materico contrasta con la limpidezza geometrica del piedistallo, come se la carne pesante e vorticosa dell’angelo fosse sospesa sul nulla assoluto.

TitoloAngelo BaroccoTecnicaBronzoShare
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