“Sognando il circo” è tra le composizioni più affollate e narrativamente complesse incontrate nella produzione di Lamagna, e il titolo stesso ne autorizza esplicitamente la lettura onirica: non un circo osservato, ma un circo sognato, in cui gli elementi del vocabolario iconografico consueto dell’artista — il pagliaccio, il costume colorato, il musicista, l’animale esotico — si ricompongono secondo la logica associativa e mutevole del sogno piuttosto che secondo la coerenza spaziale e narrativa della scena reale.
Il pagliaccio in blu, variante cromatica rispetto al consueto rosso dominante nella serie clownesca dell’artista, è colto in un gesto di irriverente teatralità — la lingua tirata fuori, la mano sollevata in un cenno che pare insieme saluto e scongiuro — mentre il suo sguardo si rivolge verso l’alto, verso il pappagallo in volo che occupa l’angolo superiore sinistro della composizione con un cromatismo acceso di giallo, blu e verde che stride felicemente contro il bruno-nero dominante dello sfondo. Questo animale, già incontrato in “Giovane zingaro con pappagallo”, ritorna qui in una configurazione compositiva diversa, sospeso e libero anziché posato, quasi a suggerire un moto continuo tra le opere dell’artista, personaggi e presenze che si ripresentano in configurazioni sempre nuove come in un ciclo di variazioni sul tema.
Cromaticamente, l’opera orchestra un contrasto complesso tra le figure — il blu freddo del primo pagliaccio, il rosso caldo del musicista, il bianco luminoso del cavallo, l’esplosione cromatica del pappagallo — e il fondo bruno-nero che le unifica in un’unica atmosfera notturna e sospesa. Ne risulta un’opera che funziona come una sorta di dichiarazione di poetica: il circo di Lamagna, qui esplicitamente definito come sogno, rivela la propria natura di teatro interiore, popolato da personaggi e creature che si ricompongono liberamente secondo le leggi associative della memoria e dell’immaginazione piuttosto che secondo quelle della cronaca circense.
L’intera scena respira un’atmosfera di realismo magico, dove elementi circensi e animali convivono in uno spazio indefinito. La tavolozza cromatica si concentra su colori primari saturi – blu, rosso, giallo – che contrastano violentemente con i toni bruni del fondo e il bianco perlaceo dei cavalli. La tecnica pittorica mostra una padronanza del medium attraverso stratificazioni di colore, velature e impasti che creano profondità e tattilità. L’illuminazione sembra provenire da una fonte frontale che scolpisce i volumi e accentua il carattere drammatico della rappresentazione.

