Sogno di potere su cavallino a dondolo

In Sogno di potere su cavallino a dondolo, Lamagna affronta la contraddizione insita nell’idea di potere: il desiderio dell’egemonia, della supremazia, è reso qui come un sogno fragile, quasi puerile. La figura umana, minuta e vulnerabile, monta un cavallino a dondolo che somiglia a un giocattolo, e sul petto porta medaglie o onorificenze — simboli convenzionali del prestigio. La dicotomia è immediata: da un lato l’aspirazione al comando, al riconoscimento, alla gloria; dall’altro l’instabilità, l’illusorietà, il rischio di rotolamento.

Il cavallino a dondolo, appena trattenuto dal movimento oscillante, suggerisce che il potere non è mai saldo, ma precario, soggetto a ribaltamenti e a cadute. Lo spazio cromatico è intenso, con contrasti drammatici e tinte audaci che amplificano la componente emotiva e quasi visionaria. La postura della figura — non epica, non eroica, bensì insegna debolezza e tensione — rimanda alle ossessioni esistenziali che attraversano gran parte della poetica di Lamagna.

Il “sogno” evocato nel titolo richiama un ambito onirico, di astrazione interiore: non una rappresentazione storica del potere, ma una visione che incarna le tensioni e le disillusioni.

Il sogno del potere diventa qui metafora di un desiderio che, al di là dell’apparenza, è sempre sottoposto al rischio della caduta. Nell’immaginario di Lamagna, l’arte mette a nudo queste tensioni interiori, senza abbellimenti retorici.

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