Studio per “Angelo del Mare”

Questo grande cartone, esplicitamente identificato dalla scritta manoscritta come studio preparatorio per la porta della Chiesa Madre di Pantelleria, offre una testimonianza preziosa del processo creativo di Lamagna nella fase progettuale delle proprie opere, permettendo di osservare la genesi di un tema — l’angelo in volo con l’ancora — che l’artista avrebbe poi sviluppato, come testimonia il legame diretto con l’opera già esaminata “Angelo del mare”.

La tecnica, che privilegia il gesso bianco e velature di blu su un fondo scuro steso su una grande superficie di carta composta da più fogli assemblati — le pieghe e le giunture sono volutamente lasciate visibili, quasi a rivendicare la natura di documento di lavoro piuttosto che di opera finita — restituisce tutta l’immediatezza del disegno preparatorio: il segno è veloce, sicuro, capace di fissare in poche linee essenziali l’intera struttura dinamica della figura senza indugiare in dettagli superflui.

L’angelo, colto in un movimento di grande torsione fisica — il ginocchio piegato che suggerisce quasi un atterraggio o uno slancio, la gamba distesa che si protende verso il basso, le ali ampiamente spiegate alle sue spalle — riprende quella stessa gestualità vorticosa e scomposta già osservata nell'”Angelo Barocco” e nell'”Angelo della luce”, confermando come il tema angelico, nella declinazione di Lamagna, sia costantemente attraversato da questa tensione tra ascesa e caduta, tra grazia e fatica fisica, mai risolta nella quiete iconografica convenzionale.

L’ancora che l’angelo solleva con la mano destra — attributo che nella tradizione cristiana più antica, fin dalle catacombe, simboleggia la speranza e la saldezza della fede, “ancora dell’anima sicura e ferma” secondo l’immagine paolina della Lettera agli Ebrei — lega esplicitamente questo studio al contesto marinaro dell’isola di Pantelleria e al titolo stesso “Angelo del mare”: non un semplice ornamento iconografico, ma un simbolo che unisce la tradizione cristiana della speranza salda alla vita concreta di una comunità legata al mare, per la quale l’ancora è insieme oggetto quotidiano e metafora di salvezza.

Su un grande fondo scuro attraversato da pieghe visibili della carta, un angelo si slancia in volo con le ali spiegate e una lunga ancora stretta nella mano sollevata, il ginocchio piegato e la gamba distesa in un movimento di grande dinamismo. Il corpo, tracciato a gesso bianco e velato di tocchi blu, si staglia contro il nero come un’apparizione notturna, mentre a sinistra, appena abbozzata, una seconda figura assiste alla scena reggendo un piccolo oggetto tra le mani.

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