Vecchio Acrobata Pazzo

In Vecchio Acrobata Pazzo, Ernesto Lamagna affronta con intensità drammatica il tema della fragilità e della resistenza umana. La figura nuda, posta su una piccola base a quattro ruote, è colta in un gesto instabile e vibrante: il corpo, teso e segnato, si piega in un equilibrio precario tra caduta e slancio. Le ruote, simbolo di mobilità e instabilità, trasformano il suolo in una superficie incerta, metafora della condizione umana sospesa tra il desiderio di elevarsi e la consapevolezza del proprio limite.

Il “vecchio acrobata” di Lamagna non è un clown o un personaggio grottesco, ma una figura tragica e poetica, un essere che — nonostante la stanchezza e la follia — continua a esibirsi sul filo della vita. Il corpo, plasmato con una materia ruvida e lacerata, diventa specchio di un’umanità vulnerabile, ma capace ancora di emozione, di fede, di respiro.

La scultura, nel suo impianto espressivo e teatrale, riassume la poetica dell’artista: la celebrazione della debolezza come forma di coraggio, dell’imperfezione come testimonianza di verità. Lamagna ci restituisce un’immagine dolente e insieme eroica dell’uomo contemporaneo, un acrobata che, pur sapendo di cadere, sceglie ancora di restare in scena.

Una figura maschile nuda, in bilico su una base mobile, esprime il dolore e la forza della sopravvivenza. Le ruote sotto i piedi evocano l’instabilità dell’esistenza, mentre il gesto e il volto dell’uomo incarnano la tensione tra sofferenza e spiritualità. Un’opera emblematica della poetica di Lamagna.

Go to Top