Il titolo “Kairos” introduce una chiave di lettura filosofica esplicita per quest’opera, eseguita ad acrilico e olio su tela: nella distinzione della lingua greca antica tra chronos — il tempo quantitativo, misurabile, che scorre in sequenza — e kairos — l’istante qualitativo, il momento propizio e irripetibile in cui l’azione giusta deve essere colta al volo, pena la sua perdita irrimediabile — Lamagna sceglie di collocare la propria figura di musicista sotto il segno di questa seconda temporalità, quella dell’attimo fuggente e decisivo.
Questa scelta illumina retrospettivamente l’intera composizione: lo sguardo del musicista, rivolto verso l’alto e verso un punto indefinito fuori campo, non è semplice assorbimento contemplativo ma diventa l’immagine stessa dell’attenzione tesa verso l’istante che sta per compiersi — la nota che sta per essere suonata, l’ispirazione che sta per essere colta, il momento irripetibile dell’esecuzione musicale in cui il suono esiste solo nell’atto stesso di essere prodotto e già svanisce mentre nasce. La musica, tra tutte le arti, è forse quella che più intimamente incarna la natura del kairos: non riproducibile identica due volte, esistente solo nel tempo della propria esecuzione, perennemente sospesa tra il silenzio che la precede e quello che immediatamente la segue.
Il costume, reso con una costruzione materica a toppe che richiama tanto l’iconografia arlecchinesca quanto una condizione di povertà dignitosa, mantiene lo stesso vocabolario visivo già riconosciuto in questa figura clownesca — il berretto a punta rosso, cifra ricorrente nell’intera produzione dell’artista — mentre il sassofono dorato, reso con un cromatismo caldo che si staglia con forza contro il rosso del costume e il nero dello sfondo, resta l’oggetto fisico attraverso cui il tempo opportuno si manifesta e si compie.
Le mani, curate con un’attenzione anatomica insolita rispetto alla sommarietà con cui Lamagna tratta spesso i dettagli del corpo nelle sue figure clownesche, diventano — alla luce del titolo — non semplice segno di mestiere e di abilità accumulata nel tempo lungo del chronos, ma strumento stesso della cattura del kairos: le dita che premono sui tasti nell’istante esatto, né prima né dopo, in cui la nota deve nascere.

